Il corpo negato 

È stato difficile abituarci a delle costrizioni, come quella di stare lontano dagli altri e non potersi più toccare con un bacio o abbraccio, sempre che ci si possa abituare a non fare ciò che fa parte del nostro mostrarci ed essere in relazione con gli altri. Questo perché il corpo è espressione ed è movimento; esso si muove prima di noi, prima dei nostri pensieri, perché sente, percepisce, elabora ed agisce. 

Gli abbracci e i saluti sono stati sostituiti da mani che si agitano sugli schermi per un saluto, da bocche che si avvicinano alla camera per mandare un bacio al proprio amato o amata o ai propri cari. Lo schermo paradossalmente ci avvicina agli altri pur stando nella distanza di questo momento. A volte vorremmo bucarlo per toccare l’altro. Ci sentiamo castrati probabilmente.

Non ci sono più abbracci che contengono il dolore quando una persona muore, non ci sono strette di mano tra colleghi, non ci sono saluti tra amici. Non ci sono corpi da toccare per esprimere conforto e sostegno e tutto questo perché il corpo è diventato veicolo di un nemico invisibile che bisogna combattere. 

Ognuno sta vivendo le proprie emozioni nel proprio corpo, e paradossalmente, quello a cui prima rischiavamo di non dare troppa attenzione, sta diventando il centro dei nostri pensieri; ogni minimo avvertimento che sentiamo potrebbe essere indice di qualcosa che non va, e allora si attiva la paura,  l’ansia e l’angoscia. Forse il corpo però ci sta solo comunicando le nostre sensazioni in un momento in cui siamo più aperti all’emotività, in cui siamo in ascolto di noi stessi, e ci sta insegnando a prenderci cura di lui. Perché, prendersene cura, non avviene solo ad un livello esteriore, ma anche e soprattutto a quello interiore, in quanto nella misura in cui ci prendiamo cura del corpo, allora ci stiamo prendendo cura di noi e ci stiamo volendo bene. 

Se in questo momento non possiamo essere abbracciati da chi ci sta intorno, stiamo imparando però ad abbracciarci da soli, a darci conforto e sentirci vicini con noi stessi attraverso una carezza. Stiamo imparando ad accarezzare la nostra pelle che ci divide dagli altri e ci unisce a noi stessi. Abbracciamoci quindi con la parte intima di noi stessi che mai come ora ha bisogno di quella cura profonda per sentirci vivi e in connessione. 

Perché contatto non significa solo toccare, ma significa anche avvicinarsi a sé stessi e agli altri con – tatto, con garbo, con delicatezza, con gentilezza, con orecchie che ascoltano, con occhi che parlano e  con parole che danno voce alle emozioni, alle paure e ai sentimenti. 

Sarà possibile fare questo anche dopo che la pandemia sarà finita? 

Cosa accadrà  in quel dopo tanto atteso e immaginato, fatto di unione e vicinanza?

Torneremo a toccarci liberamente?

 Torneremo ad essere uno accanto all’altro senza aver paura di un possibile contagio? 

Continueremo ancora a guardarci negli occhi invece di abbassarli come facciamo ora? 

Sono tanti gli interrogativi che ci stiamo ponendo sul dopo e personalmente credo che sarà molto difficile la ripresa, spinti dalla paura di una minaccia che può essere ancora presente e che non sappiamo in quale corpo si annida.

Potremmo non avere risposte al momento ma sicuramente qualsiasi risposta e comportamento che metteremo in atto sarà frutto delle valutazioni che avremo fatto e del periodo che avremo passato e tutto questo, azzardo a dire, sarà lecito e legittimo così, nella misura in cui una persona si senta spinta verso l’altro o sia portata ad allontanarsene. Non ci sarà un giusto o sbagliato, né persone buone o cattive, ma solo persone che si metteranno in relazione con l’altro nella misura in cui sentono che sia funzionale e protettivo per loro.  

Credo anche però che la vicinanza con l’altro non avvenga solo con il corpo e con questo non si intende una contraddizione rispetto a ciò che è stato detto in precedenza. Reputo importante sviluppare gli altri sensi per sentire l’altro, per accoglierlo dentro di noi, per fargli comprendere la nostra presenza nel suo cammino di vita. Credo che forse, nella misura in cui stiamo imparando a non toccarci, stiamo invece imparando ad utilizzare gli altri organi a nostra disposizione, dotati di sensibilità ed estrema delicatezza. Se nel futuro della nostra vita toccarci continuerà ad essere difficile o ci porterà ad essere diffidenti, sarà importante affidarci e permetterci di utilizzare quei modi che abbiamo sviluppato di stare in relazione con l’altro, che travalicano il corpo e la mente e che sono fatti invece di sensazioni immediate e pure.